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Il Dito a Martello

E’ questo l’esito di un trauma accidentale che colpisce la punta di un dito. La causa più frequente, e soprattutto quella che meglio spiega la modalità dell’evento, è la “pallonata” giocando a pallavolo.
Avrete notato come i giocatori mettono dei cerotti a nastro in corrispondenza soprattutto delle ultime falangi. Questo perché, quando un trauma veloce nel tempo, quello che in gergo si chiama un “colpo secco” colpisce un dito in punta, determina il distacco del tendine estensore, ovverosia del tendine deputato ad estendere il dito. A seguito appunto del trauma, il tendine si distacca dall’osso subito dietro l’unghia. Ne consegue che il tendine flessore, quello che permette di piegare il dito, non trova più la resistenza del tendine estensore e il dito si flette a “L” con la falange dell’unghia (cosiddetta falange ungueale) che rimane flessa anche quando il dito è completamente esteso. Ma questa patologia non avviene soltanto in situazioni analoghe a quelle che vi ho descritto. Una delle manovre che porta la massaia ad avere un dito a martello si realizza il più delle volte quando si rimboccano le lenzuola o le coperte sotto il materasso, specie se lo si fa con forza.
Cosa si può fare quando ci troviamo di fronte ad un simile evento? Per primissima cosa dobbiamo far esaminare la mano da un “chirurgo della mano” per poter essere certi della diagnosi e prendere i provvedimenti del caso.
La terapia di norma può essere chirurgica o non. I primi presidi che debbono essere attuati il prima possibile nel caso la lesione non sia completa è la applicazione del cosiddetto TUTORE DI STAX. Questo tutore è una specie di ditale in plastica forata che ricopre le ultime due falangi del dito in oggetto, tenendo la falange ungueale estesa ed impedendone la flessione per un periodo di almeno 2 settimane. Ma attenzione! Questa terapia dovrebbe essere indicata soltanto in caso di lesione parziale del tendine. Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un distacco totale la terapia, a mio giudizio, deve essere chirurgica ed eseguita il prima possibile. Soltanto un buon tempismo può evitare gli atteggiamenti del dito in flessione, che può trasformarsi poi in una situazione definitiva, nel caso si sia aspettato troppo tempo e le aderenze del tendine siano ormai radicate.
L’intervento è eseguito in regime di Day Hospital in anestesia locale e consiste nel “riagganciare”il tendine alla sua sede di pertinenza con una incisione a forma di “H” subito dietro l’unghia. La sutura convenzionale del tendine non è possibile perché questo è strappato e non c’è sufficiente tessuto per la sutura. Perciò viene attuata una curiosa ma efficacissima tecnica che si chiama “pull-out”.
Questa consiste nel passare un filo di sutura di nylon che fuoriesce dalla punta del dito e fissato ad un bottone (sì, proprio come un bottone della camicia) e mantenuto in sede per 15-20 giorni. Al termine di tale periodo, il filo è sfilato, nulla rimane all’interno e il tendine fissato nella sua sede. La genialità della tecnica consiste nell’agganciare il tendine al bottone, due strutture resistenti, e non a frammenti di tendine strappato che non può dare alcuna garanzia di tenuta. Così facendo il dito può essere usato subito, ovviamente con debite precauzioni, evitando sequele da immobilizzazione prolungate.



Ultimo aggionamento il: 11/10/2018

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