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PROTESI MAMMARIE: quando sopra e quando sotto il muscolo?

L’intervento di “mastoplastica additiva”, in altre parole di aumento del volume del seno, si attua con l’impianto di protesi mammarie dietro la ghiandola. L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale, con tempi di ricovero che vanno da poche ore ad un giorno, dipendendo appunto dalla tecnica anestesiologica attuata.
Quando dico “dietro la ghiandola mammaria”, voglio intendere che la ghiandola NON deve essere in nessun caso lesa dalla azione del chirurgo, ma sollevata, spostata per accogliere la protesi. Da questo appare chiaro che la protesi, appunto per la sua posizione, non impedisce in alcun modo l’esame sia ecografico che mammografico della mammella, e quindi la precoce diagnosi del tumore mammario non risente di un precedente intervento.
Sulla profondità in cui la protesi è collocata penso sia necessario chiarire alcuni concetti basici.
La protesi può risiedere DIETRO LA GHIANDOLA e sopra al muscolo pettorale: è questa la scelta primaria, in quanto in questa condizione la protesi accompagna la mammella nei suoi movimenti e risulta sicuramente più naturale. La preclusione a questa metodica è, a mio giudizio, soltanto quella in cui il tessuto mammario è esiguo, e quindi la protesi può “sentirsi”.
Colloco la protesi al di sotto del muscolo in quei casi in cui la mammella è piccolissima ( fino ad una prima misura). In questa maniera la protesi è coperta da uno spessore tissutale sufficiente.
Di contro la collocazione SOTTO AL MUSCOLO PETTORALE presenta alcune problematiche ad essa legate:
- la protesi non scende, ma rimane in sede negli anni Nei casi quindi in cui esiste già di suo un volume mammario, negli anni la mammella può “scendere” con un grave inestetismo della “doppia prominenza”: una più alta che è la protesi e l’altra, più bassa che è rappresentata dalla ghiandola che nel tempo progressivamente ptosa. La indicazione che spesso si legge su alcuni giornali femminili in cui la protesi riempie il seno “caduto” può risultare sbagliatissima, in quanto un seno che ha un peso e cade, con un peso aumentato (mammella+protesi) può solo cadere di più!
- una protesi troppo grande può causare l’assottigliamento o la atrofia del muscolo pettorale
- la protesi sotto al muscolo può tendere a salire appunto per il fatto che il muscolo “tira”contraendosi e può causare la risalita della protesi stessa
Da quanto ho espresso, se ne deduce la mia condotta in tema di “via di accesso”, ovverosia di incisioni chirurgiche per la collocazione della protesi.
Ritengo la migliore scelta, nel caso di protesi dietro la ghiandola e sopra il muscolo la incisione PERIAREOLARE, cioè quella che accompagna la areola nel semicerchio inferiore; con essa la ghiandola viene spostata ( E NON TAGLIATA!) e la protesi collocata in sede.
Scelgo la incisione SUL SOLCO MAMMARIO per impiantare la protesi sotto al muscolo. Così facendo riesco a disegnare bene il nuovo solco della mammella ed evitare di “mostrare alla protesi” la via della salita, come potrebbe avvenire invece con incisioni nella ascella. Questa incisione, ovverosia nella ASCELLA, la considero inattuabile, oltre al motivo che ho appena detto, ma anche e soprattutto per questo: nei (fortunatamente rari) casi in cui la cicatrice si presenti “brutta o vedibile” la cicatrice attorno alla areola e quella nel solco mammario si trovano nascoste sotto un reggiseno anche piccolissimo, mentre una cicatrice nella ascella non è possibile mascherarla o celarla sotto qualsiasi abbigliamento con spalline!



Ultimo aggionamento il: 11/10/2018

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